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July 01
E che cosa devo fare, Signor Cocuzza?
Devo denunciare tutti quelli che andavano in giro con i capelli lunghi e con l'eskimo? Erano milioni!! Sò scumparsè!
Cù chi m'ha pigliè?? Con quelli che mi impedivano di comprare i dischi di Lucio Battisti perché s'era sparsa la voce che FORSE era fascista? E io lo amavo... e mi vergognavo a dirlo!
Per lei è facile, Signor Cocuzza, insegnare ai suoi figli che l'essere umano è di natura cattiva! Che la gente parla e parla ma pò ogniune penza 'e fatti suoje! Io non potrei mai insegnare queste cose a mio figlio, non gli potrei mai insegnare che sul lavoro non deve guardare in faccia a nessuno se vuole andare avanti; che votare non serve a nessuno, solo ai politici che devono rubare; per voi è facile dire queste cose perché secondo voi adesso la gente sta bene: nessuno si muore più di fame!
E allora che cosa gli dovete insegnare ai vostri figli?? Sule strunzatè: che "Il fumo fa male", che "Mangiamo troppo carne rossa", che "Ogni anno a natale vengono distrutti troppi abeti"! E CHI SE NE FOTTE COCU'!!...
Voi non mi volete aiutare? E allora insegnatemi a vivere come voi: senza scrupoli e senza sensi di colpa! Altrimenti mettetemi in un mondo dove non esistono zingari, negri, poveri, disperati! Un mondo dove non si sappia quanti bambini muoiono di fame ogni giorno, mentre noi mangiamo le primizie, abbiamo sei televisioni per famiglia, due macchine a testa! Mandatemi qualcuno che mi dimostri che vivere in questa società è giusto altrimenti diventerò un delinquente!
E si ricordi, signor Cocuzza che è un caso, solo un caso che siano cadute le mie regole e non le sue! June 29
E che dovrei fare? Cercarmi un protettore? Trovarmi un padrone? Arrampicarmi oscuramente, con astuzia, come l'edera che lecca la scorza del tronco cui si avvinghia, invece di salire con la forza?
No, grazie.
Dedicare versi ai ricchi come qualsiasi opportunista? Fare il buffone nella speranza vile di vedere spuntare sulle labbra di un ministro un sorriso che non sia minaccioso?
No, grazie.
Mandar giù rospi tutti i giorni? Logorarmi lo stomaco? Sbucciarmi le ginocchia per il troppo genuflettermi? Specializzarmi nel piegare la schiena?
No, grazie.
Accarezzare la capra con una mano e annaffiare il cavolo con l'altra?
Avere sempre a portata di mano il turibolo dell'incenso in attesa di potenti da compiacere?
No, grazie.
Progredire di girone in girone, diventare un piccolo grande uomo da salotto, navigare avendo per remi madrigali e per vele sospiri di vecchie signore?
No, grazie.
Farmi pubblicare dei versi a pagamento dall'editore Sercy?
No, grazie.
Farmi eleggere papa da un concilio di dementi in una bettola?
No, grazie.
Affaticarmi per farmi un nome con un sonetto invece di scriverne degli altri?
No, grazie.
Trovare intelligente un imbecille? Essere angosciato dai giornali e vivere nella speranza di vedere il mio nome apparire sulle riviste letterarie?
No, grazie.
Vivere di calcolo, ansia, paura? Anteporre i doveri mondani alla poesia, scrivere suppliche, farmi presentare?
No, grazie. Grazie, grazie, grazie, no!
Ma invece... cantare, ridere, sognare, essere indipendente, libero, guardare in faccia la gente e parlare come mi pare, mettermi - se ne ho voglia - il cappello di traverso, battermi per un sì per un no o fare un verso!
Lavorare senza curarsi della gloria e della fortuna alla cronaca di un viaggio cui si pensa da tempo, magari nella luna!
Non scrivere mai nulla che non sia nato davvero dentro di te!
Appagarsi soltanto dei frutti, dei fiori e delle foglie che si sono colte nel proprio giardino con le proprie stesse mani!
Poi, se per caso ti arriva anche il successo, non dovere nulla a Cesare, prendere tutto il merito per te solo e, disprezzando l'edera, salire - anche senza essere né una quercia né un tiglio- salire, magari poco, ma salire da solo! 
Se giovedì aveva detto che il primo dovere degli imprenditori è essere ottimisti, venerdì Silvio Berlusconi ha rincarato la dose: a chi sparge catastrofismo va chiusa la bocca.
Meglio che spengo la tv se no dico cose che non voglio, se sento ancora una canzone di Michael Jackson do fuori di brutto. Poi dice che non reggo gli americani e le loro grandi parate. Mi spiace solo per chi ci crede, anche se non mi vedo a piangere davanti al cancello della villa di Jacko.
L'addio al re del pop, ucciso da un infarto - Corriere della Sera
Mi son piaciute e condivido le parole di Mina su La Stampa del 26 giugno: “Se ne è andato un bambino. Che, probabilmente, non è mai stato veramente felice. Un bambino di cinquant’anni. Che non trovava pace nella continua ricerca di modificarsi per unificarsi a un modello che, forse, nemmeno lui aveva ben chiaro. Tante facce, troppe facce e nessuna definitiva, nessuna serena. Se ne è andato un bambino. E con lui se ne è andato il suo talento. Adesso, quelli della musica «dotta», sia classica che jazz, riusciranno a valutare il suo lavoro più serenamente.>
La sua vita non è stata certamente facile vittima di un padre violento. nella sua autobiografia “Moonwalk”, Michael raccontò che il padre, durante le prove o le sessioni di registrazione, ad ogni errore lo picchiava con la cintura o con qualsiasi altra cosa gli capitasse sotto tiro. Una notte, mentre lui dormiva, il padre piombò nella sua stanza da letto dalla finestra indossando una maschera terrorizzante e urlando a squarciagola. Da allora Michael soffrì di incubi e visse nel terrore che qualcuno lo rapisse.
Ora quello stesso padre con la famiglia mette in moto lo spettacolo, The show must go e così abbia inizio il grande spettacolo della morte.
Comunicato stampa della famiglia Jackson - Michael Jackson - MJPortal
Quali sono gli ingredienti? Prima di tutto il giallo.“ E’ giallo sulla morte di Michael Jackson. Slittano i risultati dell’autopsia” come non poteva non esserci un giallo? Non esiste mito senza una morte su cui indagare per anni e anni. Vedi Marilyn Monroe e la nostra Moana Pozzi. Se non c’è mistero, non c’è inciucio. Non si possono ipotizzare mille e una teoria.
Secondo ingrediente le battaglie legali. APCom - I tre figli di Jackson ora con la madre. Ma sarà battaglia legale. La battaglia legale, lunga travagliata e sordida. E non sarà certo l’unica battaglia. Jackson ha guadagnato cifre fantasmagoriche, ma lascia dietro di se anche un mare di debiti. Un mare di delicati problemi legali. Quello che io non reggo è il mare di parassiti che lievitava intorno al cantante, che lo sfruttavano e continueranno a farlo in nome dello show-business.
Martedì i funerali credo proprio che li perderò……………..
Andando per siti comunque ho trovato una chicca che mi ha fatto ridere e che è tutta made in Italy
Libero News - MUSICA: ALBANO CARRISI, ACCUSAI JACKSON MA RESTA UN GRANDISSIMO
è ingiusto, è ingiusto mi urlano nelle orecchie quei pochi amici veri che ho
Non è vero che tutti gli uomini sono così. Ci sono uomini che fanno eccezione, ma non esiste regola senza eccezione!!!!!!!!!!!! Però anche le eccezioni hanno le loro pecche..........solo che dopo ti dicono perdonami........conosco eccezioni che mi fanno sentire ancora una ragazzina, che mi fanno sorridere quando sono nera. eccezioni che mi hanno regalato la loro attenzione, mi hanno stretto la mano e mi hanno dato calore. A volte mi fanno arrabbiare soprattutto quando non mi fanno capire...........ma come dice qualcuno il cammino è lungo e non sappiano ancora dove ci porterà....... stasera vorrei stare su una spiaggia
Non capirò mai gli uomini, non è la solita polemica, Giuro, ma davvero non riesco a capire i meccanismi mentali di un uomo. Dal punto di vista del lavoro vivo in un mondo d’uomini, mi ricordo l’imbarazzo dei primi tempi, quando dopo aver parlato per ore, c’era il capofamiglia che diceva: “Fuori le donne, ora dobbiamo fare le cose serie”. Avevo un momento d’incertezza, non sapevo se stare o andare. Mi ritrovavo sola in un silenzio di attesa.
È compito mio trovare il bandolo della matassa e per farlo, dopo aver studiato il caso, mi affido al mio istinto di donna. Fuori le donne ma è solo una donna che con la sua capacità di sintesi riesce a metterli d’accordo.
Con gli anni ho capito che sono le donne ad avere il potere decisionale. Anche quando mi sento rispondere “non posso decidere io, bisogna sentire mio marito” in realtà è la donna che decide, lasciando all’uomo solo un potere nominale.
Quel cedere il passo perché è l’uomo che deve comandare… io non sono mai riuscita e forse è qui il mio primo errore. Io in un rapporto mi sento sempre alla pari, non ho timori, non riesco in quei giochi stupidi del fingersi deboli. Le donnine da proteggere, da curare, da coccolare. Io non sono così, Anzi sono anche così, ho momenti di fragilità, di depressione ma sono momenti. Non credo che si possa essere solo fragili o solo deboli. Detesto il super macho, l’uomo che non deve chiedere mai. Ricordo quando mi è capitato di accogliere il pianto di un amico, dopo l’amicizia si è come rafforzata. La vera forza è avere la capacità di essere veri nel bene e nel male. Però gli uomini con le donne fragili perdono la capacità di giudizio, si tuffano novelli Don Chisciotte per poi lamentarsi da lì a poco quando la passione sfuma.
Ecco il secondo aspetto: la cecità selettiva degli uomini, gli uomini soffrono d’improvvise cecità, non vedono la verità che hanno sotto gli occhi. Una donna diventa, per un lasso più o meno lungo, Unica. L’unica che li capisce, l’unica che sa come prenderli, l’unica capace di seguire i pensieri più intimi. L’unica che amano, l’unica che vogliono, l’unica che sa fargli provare sensazioni nuove. Chi di noi non è stata Unica? Improvvisamente diventiamo un sublimato di tutto il meglio che c’è. Ma la cecità è temporanea e così impietosamente perdiamo la veste di luce per diventare normali, banali, noiose. Il cieco inforca il monocolo e ci passa a rassegna, cade nei particolari, ricerca ogni nostro difetto……….addio Unicità!
Ma non finisce qui. Quando stoicamente superiamo la fase uno e due e diventiamo la compagna, la moglie e via dicendo, la situazione si complica ancora di più.
La terza fase ci vede colpevoli a prescindere. Colpevoli dei loro insuccessi, colpevoli dei loro debiti, colpevoli di averli amato troppo o troppo poco. Colpevoli d’essere frigide, colpevoli d’essere insaziabili. Colpevoli di assistere al lavoro del tempo, impietose del loro invecchiare, impietose delle mille occasioni che hanno perso a causa nostra.
La convivenza con o senza matrimonio è la trappola più odiosa che conosco. Si perde la libertà, si perdono gli spazi d’autonomia, bisogna costringersi. Ma soprattutto si perde il gioco della seduzione, quel desiderarsi già nell’attesa, il gioco di sguardi, il cercarsi, l’erotismo, il fare l’amore quando si ha voglia. Il letto sopisce ogni guizzo di creatività, diciamo così….
Di solito mi ritrovo con le mie amiche il sabato pomeriggio, una chiacchierata al bar prima di tornare a casa. Abbiamo sposato tutte un uomo che amavamo e che ci amava eppure nessuna di noi è veramente felice e credo che lo stesso discorso valga per i nostri rispettivi mariti. Abbiamo imparato a giocare con le nostre insoddisfazioni, con il bisogno d’amore ma mi chiedo: Dove abbiamo sbagliato? June 24 ...........A VOLTE LE PAROLE NON SERVONO A NULLA.............. June 22 Vieni con me! Devi affrettarti però - sette lunghe miglia io faccio ad ogni passo. Dietro il bosco ed il colle aspetta il mio cavallo rosso. Vieni con me! Afferro le redini - vieni con me nel mio castello rosso. Lì crescono alberi blu con mele d'oro, là sogniamo sogni d'argento, che nessun altro può sognare. Là dormono rari piaceri, che nessuno finora ha assaggiato, sotto gli allori baci purpurei - Vieni con me per boschi e colli! tieniti forte! Afferro le redini, e tremando il mio cavallo ti rapisce.
June 21
Altra bella settimana pesante, pesante. Tra caldo, lavoro ed esame di Giulia mi sono ridotta uno straccio. Fortuna che gli esami stanno andando bene e che almeno come mamma posso dire che raggiungo la sufficienza. Il resto è tutto un di là a venire a giudicare i vivi e i morti. Letto il libro di De Luca bello nel vero senso della parola, vorrei saper scrivere così…….
La felicità del giorno prima, io sono più intrigata da quella del giorno dopo, cioè quando quello che volevi è stato……. Immagini una situazione, te la dipingi dentro fino all’ultimo particolare e poi la vivi, forse anche più bella di quanto potessi sperare. È felicità? Si decisamente per i primi 5 minuti è felicità pura, qualcosa che fa bene all’anima, che cancella tanti momenti no, tante delusioni, ma poi qualcosa comincia a non sfilare, piccoli rallentamenti, nulla di serio. Ti accorgi che la tua felicità, fine a se stessa non ha senso. La felicità resta come concetto astratto e se vuoi darle vita la devi condividere, la devi oggettivare. Ecco il fiorire di crepe, una rete sottilissima di capillari, quel respiro ampio che avevi fino un attimo prima, la donna felice diventa incerta tanto che finisce con il chiedersi: ma per cosa sono felice? Per qualcosa che mi sono immaginata, per un’altra illusione costruita a misura della mia imbecillità? La felicità non ha senso se resta un attimo, se non è un gradino, uno slancio verso altro. La felicità del giorno dopo non è attesa ma non è arrivo, è il carburante per altri momenti felici.
Se tutto questo restasse nell’ambito soggettivo potrebbe anche essere normale, ma se la felicità è anche condivisione allora il discorso diventa difficile, ma tanto difficile. Perché dovresti per prima cosa essere certa che si è stati felici, poi che lo si è stati per la stessa cosa e infine dovresti essere certa di una corrispondenza d’intenti. Nascono un mare di domande, nascono incertezze e più cerchi conferme nell’altro tanto più il discorso diventa ambiguo. Remore, incertezze e il bagaglio di esperienze personale fanno da contrappeso, ti fanno sentire respinta, quasi che l’altro volutamente ti volesse allontanare.
La felicità è un attimo, non sarebbe felicità se non fosse così, ma quell’attimo deve spingerti a cercare altri attimi. June 15
Mi fermo un po’ sono le 10 ma lavoro già da 3 ore, quando fa così caldo riesco ad essere attiva solo nelle ore più fresche. Comincio la settimana con il buon umore e spero di tenermelo dentro per molto tempo, così chiuderò gli occhi sui particolari. Sono i particolari che spesso disturbano, quei piccoli non sense, quelle pieghe piccole, piccole che però diventano il perno nei momenti no.
Sto leggendo l’ultimo libro di De Luca, mi piace e così, appena posso, leggo e non corro il rischio di dire cose spiacevoli. Perché sarebbe molto spiacevole quello che direi al mio caro amico Nicola che ama tanto fare il primo attore. Certe cose non si scrivono solo per il gusto di dire, non si cancellano i presupposti con le frasi da baci perugina. Mai avuta la pretesa d’essere perfetta anzi sono “perfetta nella mia imperfezione”. Mi perdo, mi disperdo mi lascio incantare dagli spunti. Mi sono arresa alla mia natura ormai da anni, sono fatta così e, in fin dei conti, mi piace esserlo. Ma mi sembra così stupido dire che la dicotomia tra logica e sentimento sia alla base delle nostre incomprensioni. Nicky sei rimasto un ragazzino….un lusso che non mi son potuta permettere!
Scivola, scivola via come canta Capossela e scivolo via senza fermarmi sulle risposte stupidine, sui puntigli, su tutte quelle cose che riescono a farmi male. Mi fermo a pensare con piacere a chi mi ha portata nel cuore senza dire nulla, all’emozione di rileggere cose scritte una vita fa, cose che sarebbero andate perse se quel qualcuno non avesse avuto la cura di conservarle. Un’emozione unica rincontrarmi: una ragazzina con pensieri che oggi mi fanno sorridere. Poco importa se la vita ci ha portato lontano, ti volevo bene signor qualcuno e di quel bene oggi mi resta il piacere di un ricordo pulito, fresco, qualcosa che non andrà mai perso. Mi spiace solo la malinconia che hai dentro….
Scivolo ancora e penso ad un caffè promesso… e sorrido: il caffè mi rende tenera ;)
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